Liberati dagli ossalati, il nemico nascosto nella dieta "salutare"

Un bel giorno hai deciso di diventare “un mangiatore consapevole” e hai deciso di consumare grandi quantità di mandorle, spinaci, curcuma, tè o cioccolato fondente, e magari segui una dieta a base di cibi “salutari” come more e quinoa.
Ma ti rendi conto che non sei proprio il ritratto della salute, che non hai vitalità né robustezza, forse soffri di problemi intestinali, dolori articolari, infiammazione o di una serie di altri sintomi che stanno confondendo i tuoi medici.
Allora è molto probabile che questo articolo possa indicarti la strada verso il sollievo. Infatti, se desideri mantenere il miglior benessere possibile e una salute duratura, o se stai cercando prestazioni ottimali, imparare a evitare gli ossalati può eesere la scelta decisiva e una mossa sensata per il tuo benessere.
Perché forse hai provato anche molti superfood con la speranza che ti aiutassero a risollevarti, ma questi non hanno prodotto nessun risultato. Soprattutto se i tuoi superfood sono derivati da concentrati e polveri di verdure, che invece di farti stare bene, ti fanno sentire peggio.
Sai qual è il colpevole invisibile nascosto tra i tuoi “superfood” preferiti? Gli ossalati: tossine chimiche prodotte da molte piante.
Noi viviamo in un'epoca in cui il concetto di alimentazione sana è spesso associato al consumo di vegetali, frutta, semi e altri alimenti di origine vegetale considerati “superfood”. Tuttavia, la realtà è più complessa di quanto si possa immaginare. Gli ossalati, composti chimici presenti in molte piante, possono causare una vasta gamma di disturbi e malattie, influenzando negativamente la salute anche di coloro che credono di seguire un regime alimentare ottimale.
Le piante usano le loro armi per difendersi
Gli ossalati sono antinutrienti prodotti dalle piante per proteggersi dai predatori e dalle infezioni. Essi sono composti chimici presenti negli alimenti come spinaci, bietole, mandorle e cacao, e possono legarsi a minerali come il calcio, formando cristalli che si accumulano nel corpo. Questo accumulo può avvenire quando se ne assumono quantità elevate per lunghi periodi, o quando ci sono difficoltà nel metabolizzarli.
E, una volta ingeriti, possono accumularsi nei tessuti umani, legarsi al calcio e formare cristalli dannosi per l’organismo. Il risultato? Problemi renali, dolori articolari, infiammazione cronica, affaticamento, problemi digestivi e persino disturbi neurologici.
Le funzioni degli ossalati nelle piante
- Proteggere da infezioni e predatori
- Gestire (immagazzinare ed eliminare) il calcio
- Conservare il carbonio
- Catturare la luce solare
Dai a un uomo del vetro polverizzato e morirà; permettigli di masticare le foglie di Dieffenbachia seguine e rapidamente la sua lingua sarà trafitta da un milione di rafidi di ossalati, e soffrirà un’agonia indescrivibile.
—B. G. R. Williams, MD, ed E. M. Williams, MD, The Archives of Diagnosis, 1912
Per una grande maggioranza di piante, l’acido ossalico e i cristalli di ossalati sono essenziali per la loro crescita, sopravvivenza e riproduzione. Sono anche armi segrete nella guerra difensiva che le piante combattono per evitare di essere mangiate. Le piante utilizzano i poteri tossici dell’acido ossalico per respingere una varietà di predatori, tra cui funghi infettivi, altri microrganismi, insetti e animali erbivori — inclusi gli esseri umani.
In una tecnica antica, le tribù dell’Africa centrale e meridionale sfruttavano il potere dell’acido ossalico per guidare frecce di legno attraverso i tronchi di banano circa 24 ore prima della caccia. L’acido ossalico nella linfa dell’albero è così potente da paralizzare la preda. È una tossina nervina.
Quando le molecole di acido ossalico si legano ai minerali (come il calcio), si formano ossalati che tendono a creare cristalli. Le piante costruiscono deliberatamente una varietà di forme di cristalli di ossalati di calcio costruendo impalcature a partire da proteine che hanno un’affinità elevata per il calcio. Le forme di queste creazioni includono superfici ruvide, diamanti o piramidi, blocchi rettangolari, “sfere da discoteca” appuntite e aghi lunghi e fini con punte appuntite.
Le forme aghiformi sono chiamate rafidi. I rafidi sono progettati per trasportare tossine mentre perforano le cellule della bocca, della gola e del tratto gastrointestinale. Le tossine che rilasciano includono acido ossalico, enzimi, glucosidi (veleni legati a molecole di zucchero) e peptidi neurotossici, che possono ferire, stordire e paralizzare chiunque osi mangiarli. Uno studio ha utilizzato rafidi di cristalli di ossalato da frutti di kiwi per dimostrare che persino erbivori naturali come i bruchi possono morire a causa del solo colpo di frecce di cristallo immerse nelle tossine naturali.
La pianta ornamentale non commestibile Dieffenbachia è famosa per la sua capacità di spingere rafidi di cristalli nelle cellule della bocca e della gola di animali domestici e persone. Gli effetti irritanti si intensificano e persistono a causa delle reazioni immunitarie. Anche un assaggio momentaneo della linfa di Dieffenbachia può causare un rilascio massiccio di istamina e una paralisi temporanea delle corde vocali, rendendo la vittima incapace di parlare per giorni. Ecco perché il nome comune di Dieffenbachia è “canna muta”.
Il paradosso della dieta salutista
Molte delle diete ritenute salutari promuovono il consumo abbondante di alimenti ricchi di ossalati, come spinaci, bietole, mandorle, cioccolato, tè e quinoa. Sebbene questi cibi siano spesso consigliati per il loro alto contenuto di minerali e antiossidanti, il loro consumo eccessivo può portare a un sovraccarico di ossalati nel corpo. Studi scientifici hanno dimostrato che l'assunzione di questi composti è direttamente correlata alla formazione di calcoli renali e a danni tessutali dovuti alla deposizione di cristalli di ossalato.
Anche livelli moderati e relativamente comuni di ossalati in una dieta abituale possono alimentare i soliti dolori e fastidi della vita: problemi digestivi, articolazioni infiammate, problemi cronici della pelle, nebbia mentale o disturbi dell’umore, così come malattie legate a un invecchiamento “normale”. E poi ci sono quei dolorosi calcoli renali. L’ottanta per cento di essi è formato da ossalato, di cui una buona parte proviene dal cibo che mangiamo.
L’attore Liam Hemsworth ha raccontato di aver dovuto sottoporsi a un intervento chirurgico per calcoli renali dopo anni di frullati a base di spinaci e latte di mandorle. Non è un caso isolato: il consumo continuo di alimenti ricchi di ossalati, soprattutto in diete vegane o ad alto contenuto vegetale, può causare gravi conseguenze per la salute.
Gli effetti degli ossalati sul corpo
Gli ossalati non solo si accumulano nei reni, causando calcoli e danni a lungo termine, ma possono anche interferire con il metabolismo minerale, riducendo la biodisponibilità di calcio e magnesio, fondamentali per la salute ossea e muscolare. Alcuni studi hanno evidenziato come l’accumulo di ossalati possa contribuire a disturbi articolari, infiammazione cronica e persino patologie autoimmuni.
Oltre ai calcoli renali, gli ossalati possono infatti accumularsi nei tessuti corporei, contribuendo a dolori articolari, infiammazione cronica, problemi di assorbimento minerale e affaticamento. Questo è particolarmente rilevante per chi segue diete vegane o vegetariane ricche di verdure a foglia verde, frutta secca e cereali integrali, senza considerare il loro impatto a lungo termine sulla biochimica del corpo.
Gli ossalati possono depositarsi nei tessuti molli, formando microcristalli che causano dolore e infiammazione. Questo spiega perché alcune persone affette da fibromialgia, artrite reumatoide e sindromi dolorose croniche trovano sollievo riducendo l'assunzione di ossalati nella loro dieta.
Le piante utilizzano gli ossalati come arma di difesa, proteggendosi dagli erbivori e dai funghi patogeni. Alcuni frutti, come il kiwi, contengono cristalli aghiformi di ossalato di calcio, che possono causare irritazione e infiammazione nei tessuti molli. Studi hanno anche evidenziato come gli ossalati possano interferire con le funzioni cellulari e persino avere effetti neurotossici.
Sintomi e impatti sulla salute
L’accumulo di ossalati nel corpo può generare una vasta gamma di sintomi, spesso confusi con altre condizioni. Tra i più comuni troviamo dolori articolari, rigidità muscolare, stanchezza cronica, problemi digestivi (gonfiore, reflusso, diarrea o stitichezza), nebbia mentale, ansia, insonnia e infezioni urinarie ricorrenti. Inoltre, studi recenti hanno collegato gli ossalati all’infiammazione intestinale, a patologie autoimmuni e a disturbi neurodegenerativi come il morbo di Parkinson.
Uno degli aspetti più insidiosi degli ossalati è la loro capacità di accumularsi nei tessuti per anni senza sintomi evidenti, fino a quando il corpo inizia a rilasciarli in modo massiccio in un processo noto come "oxalate dumping". Questo fenomeno può provocare reazioni avverse temporanee, come eruzioni cutanee, dolori muscolari, irritabilità e problemi urinari.
Ti senti mai particolarmente goffo o occasionalmente perdi la coordinazione? Hai spasmi muscolari o tic nervosi, difficoltà di memoria o di concentrazione, mal di testa o ansia e disturbi di panico? Essendo neurotossici, gli ossalati possono entrare, e agire, sui tuoi nervi. L'acido ossalico si lega chimicamente al calcio e ad altri minerali e interferisce con la produzione di energia cellulare. Il consumo continuo di ossalati può causare l'accumulo di cristalli di ossalato nel corpo senza sintomi evidenti e culminare anni dopo con problemi legati all'"età avanzata", come ossa fragili, dolore cronico e perdita della vista e dell'udito. I depositi di ossalato sono anche associati a danni cerebrali che portano al morbo di Parkinson e ai disturbi della demenza.
Non è necessario avere sintomi per avere una malattia, e la tossicità da ossalati non fa eccezione. Ma un'ampia gamma di sintomi potenziali può verificarsi in seguito a un sovraccarico di ossalati e ciascuno di noi soffrirà (alla fine) di un proprio sottogruppo unico di sintomi se persisteremo con una dieta ricca di ossalati.
Ci sono diversi fattori che aumentano la probabilità che una dieta ricca di ossalati possa causare un sovraccarico di ossalati e sintomi, tra cui:
- Una dieta povera di calcio e altri minerali (le diete vegane e prive di latticini sono due esempi).
- Uso frequente di alimenti irritanti per l'intestino, come legumi, crusca, cereali integrali e quinoa.
- Una storia di uso ripetuto di antibiotici o farmaci antifungini.
- Uso a lungo termine di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).
- Obesità o diabete.
- Morbo di Crohn, sindrome dell'intestino irritabile (IBS), intestino permeabile, sensibilità alimentari.
- Chirurgia bariatrica o disbiosi intestinale.
- Fragilità o altre malattie croniche non legate agli ossalati.
- Problemi di salute renale, storia di calcoli renali o familiarità con malattie renali.
Il ruolo della permeabilità intestinale e degli ossalati
Quando la permeabilità intestinale aumenta a causa del glutine, il corpo può assorbire una quantità maggiore di ossalati rispetto al normale. Gli ossalati, una volta entrati nel circolo sanguigno, possono accumularsi nei tessuti, causando infiammazione, dolore articolare e altre problematiche croniche. Questo spiegherebbe perché molti celiaci o persone con sensibilità al glutine manifestano sintomi legati a un eccesso di ossalati, come dolori articolari, calcoli renali, affaticamento e nebbia mentale.
Un altro aspetto importante è che la disbiosi intestinale, comune nei celiaci e nelle persone con permeabilità intestinale alterata, può ridurre la presenza di batteri benefici in grado di degradare gli ossalati, come l’Oxalobacter formigenes. Questo batterio, normalmente presente nell’intestino sano, aiuta a metabolizzare gli ossalati e a impedirne l’accumulo nell’organismo. La sua riduzione, dovuta a squilibri intestinali, può quindi peggiorare la capacità del corpo di gestire questi composti nocivi.
Strategie per ridurre gli effetti degli ossalati nei celiaci e nei sensibili al glutine
Comprendere la connessione tra celiachia, intolleranza al glutine e ossalati ci offre nuove prospettive su come affrontare queste problematiche. Alcune strategie utili includono:
- Seguire una dieta a basso contenuto di ossalati, riducendo il consumo di alimenti ad alto contenuto di ossalati come spinaci, bietole, mandorle e cioccolato.
- Mantenere l’intestino sano, favorendo il ripristino della flora batterica con probiotici specifici e prebiotici.
- Integrare citrato di calcio e magnesio malato/citrato, utili per ridurre l’assorbimento degli ossalati e prevenire la loro accumulazione.
- Evitare il glutine o ridurne il consumo, specialmente per chi manifesta sensibilità o soffre di disturbi infiammatori cronici.
- Supportare il metabolismo epatico e la funzione renale con integratori drenanti e sostanze che favoriscono la detossificazione.
Questa prospettiva apre nuove possibilità di trattamento per molte persone che soffrono di infiammazione cronica, dolori articolari e disturbi intestinali. Il legame tra celiachia, ossalati e infiammazione sistemica è un argomento affascinante che merita ulteriori ricerche e approfondimenti.
Celiachia, intolleranza al glutine e ossalati
La relazione tra celiachia, intolleranza al glutine e ossalati è un argomento sempre più studiato, grazie alle ricerche di esperti come Susan Owens –ricercatrice indipendente esperta nel campo della biochimica e della biomedicina e il suo gruppo. Una delle chiavi di questa connessione è la zonulina, una proteina che regola la permeabilità intestinale. Quando i livelli di zonulina aumentano, le giunzioni strette tra le cellule epiteliali dell’intestino si aprono, permettendo il passaggio di sostanze che normalmente dovrebbero essere filtrate. Questo meccanismo può avere conseguenze importanti per chi soffre di sensibilità al glutine o celiachia, in quanto facilita l’assorbimento degli ossalati alimentari e contribuisce all’infiammazione cronica dell’intestino.
Uno degli elementi centrali in questa relazione è la transglutaminasi 2 (TG2), l’enzima che rappresenta l’autoantigene primario della celiachia. Normalmente, la TG2 è coinvolta nella stabilizzazione delle proteine nei tessuti, ma nei soggetti celiaci il sistema immunitario la attacca erroneamente, innescando una reazione infiammatoria. Ciò che è ancora più interessante è che questo enzima non è implicato solo nella celiachia, ma anche in altre condizioni patologiche, come tumori aggressivi, malattie neurodegenerative, diabete di tipo 2 e disturbi dello spettro autistico. Questa sovraespressione della TG2 potrebbe essere un elemento chiave nell’aumento dell’infiammazione sistemica osservata nei soggetti celiaci.
Ma in che modo la TG2 interagisce con gli ossalati? Una delle ipotesi più recenti suggerisce che l’infiammazione indotta dal glutine e dalla TG2 potrebbe aumentare l’accumulo di ossalati nei tessuti, peggiorando così i sintomi infiammatori di molte persone. Studi scientifici hanno evidenziato che la gliadina, una delle proteine principali del glutine, è in grado di sregolare la TG2, portando alla degradazione del recettore nucleare PPARγ (Peroxisome Proliferator-Activated Receptor gamma), una molecola essenziale nella regolazione dell’infiammazione e della detossificazione cellulare.
Il glutine rende gli ossalati più aggressivi
Sappiamo ormai da tempo che molte componenti nei vegetali producono reazioni incrociate che si fortificano le une nelle altre, causando problemi di cattiva festione dei nutrienti, e questi causa- ed effetto – di un intestino malconcio. Ma c’è un recettore in particolare che può interagire in maniera così squilibrata da acutizzare esponanzilmente i problemi legati agli ossalati. È il PPARγ (Peroxisome Proliferator-Activated Receptor gamma), un recettore nucleare con potenti proprietà antinfiammatorie.
PPARγ è fondamentale per la regolazione dello stress ossidativo e la protezione della barriera intestinale. Svolge un ruolo chiave nel controllo della risposta immunitaria e nel mantenimento della salute cellulare, regolando la produzione di molecole infiammatorie e favorendo il metabolismo lipidico e glucidico.
Quando il PPARγ è attivo, aiuta a mantenere la funzione intestinale ottimale e a ridurre l’infiammazione cronica. Tuttavia, in condizioni patologiche come la celiachia, la fibrosi cistica e altre malattie infiammatorie, la sua funzione viene compromessa. Uno dei principali fattori responsabili della degradazione del PPARγ è la transglutaminasi 2 (TG2), un enzima iper attivo nei soggetti celiaci e in altre condizioni infiammatorie.
Studi scientifici come questo hanno dimostrato che la gliadina, una delle principali proteine del glutine, può attivare la TG2 intracellulare, portando alla degradazione del PPARγ. Questo fenomeno è preoccupante perché non si limita solo ai soggetti con predisposizione genetica alla celiachia, ma potrebbe interessare anche persone senza questa predisposizione genetica. Questo significa che anche individui senza celiachia diagnosticata potrebbero subire danni intestinali e un aumento degli ossalati a causa della riduzione dell’attività di PPARγ.
Poiché PPARγ è un regolatore chiave dell’infiammazione e del metabolismo lipidico, la sua degradazione può portare a una serie di problemi, tra cui maggiore stress ossidativo, infiammazione persistente e accumulo di ossalati nei tessuti. Questo legame tra glutine, infiammazione e ossalati apre nuove prospettive nella comprensione di molte patologie croniche e metaboliche.
Fibrosi cistica, TG2 e ossalati
Un aspetto sorprendente discusso da Susan Owens riguarda la fibrosi cistica e il suo possibile collegamento con la celiachia. Storicamente, la fibrosi cistica è stata spesso diagnosticata erroneamente come celiachia fino al 1938. Questo perché i sintomi gastrointestinali della fibrosi cistica possono essere simili a quelli della celiachia, portando a confusione nella diagnosi.
Uno dei principali fattori coinvolti nella fibrosi cistica è un difetto nel gene CFTR (Cystic Fibrosis Transmembrane Conductance Regulator). Questo gene è fondamentale per il corretto equilibrio dei fluidi e degli elettroliti nelle cellule epiteliali. Tuttavia, studi recenti hanno dimostrato che una mutazione nel gene CFTR può portare a un’anomala espressione della TG2, aumentando l’infiammazione intestinale e contribuendo alla degradazione del PPARγ.
L’assenza di un corretto funzionamento della PPARγ nei soggetti con fibrosi cistica può determinare un’accumulazione di ossalati nei tessuti, con conseguenze dannose come infiammazione cronica, formazione di calcoli renali e danni ai tessuti molli.
Un’analisi approfondita pubblicata nel 2008 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18490773/ ha evidenziato che l’inibizione della TG2 nei pazienti con fibrosi cistica porta a un ripristino della funzione di PPARγ e a una significativa riduzione dell’infiammazione. Questo dato è cruciale, perché suggerisce che la disattivazione della PPARγ possa essere un fattore comune non solo tra fibrosi cistica e celiachia, ma anche tra altre condizioni infiammatorie e metaboliche legate agli ossalati.
Implicazioni e strategie di intervento
Queste nuove connessioni tra glutine, PPARγ, infiammazione e ossalati possono aprire la strada a una nuova comprensione di molti disturbi considerati incurabili.
Intanto si potrebbero applicare alcuni approcci utili per migliorare la funzione di PPARγ e ridurre l’accumulo di ossalati. Ad esempio:
- Evitare il glutine per ridurre l’attivazione della TG2 e prevenire la degradazione del PPARγ.
- Integrare con acidi grassi benefici come l’olio di pesce e l’olio di cocco, che supportano l’attivazione del PPARγ.
- Assumere magnesio malato/citrato, che aiuta a ridurre l’assorbimento degli ossalati e sostiene il metabolismo energetico.
- Aumentare il consumo di fibre prebiotiche e probiotici specifici, utili per riequilibrare il microbiota intestinale e migliorare la degradazione degli ossalati.
- Gestire l’infiammazione attraverso antiossidanti naturali come la curcumina, la quercetina e il resveratrolo, che possono contribuire a mantenere attiva la funzione di PPARγ.
Calcoli renali e ossalati
Molte persone credono che i problemi renali, i calcoli e altre condizioni legate ai reni siano dovuti principalmente a un elevato consumo di proteine animali. Tuttavia, la scienza mostra che una delle cause principali di queste problematiche potrebbe invece essere il consumo eccessivo di verdure e frutta ricche di ossalati.
Gli ossalati sono composti naturali presenti in molti alimenti di origine vegetale, come spinaci, barbabietole, mandorle, cacao, bietole, rabarbaro, patate dolci e altri. Quando vengono ingeriti, possono legarsi al calcio nel tratto digestivo e formare ossalato di calcio, una sostanza insolubile che può accumularsi nei reni e dare origine ai calcoli renali.
In particolare, chi segue una dieta ricca di vegetali e povera di grassi può avere un assorbimento eccessivo di ossalati, specialmente se l'intestino non è in grado di gestirli in modo efficace. Questo accade quando il microbiota intestinale è povero di Oxalobacter formigenes, un batterio che aiuta a degradare gli ossalati e ridurne l'assorbimento. Il problema si amplifica se si consumano troppi cibi ricchi di ossalati senza un adeguato apporto di calcio o grassi, i quali potrebbero ridurre l'assorbimento intestinale degli ossalati.
Non sono le proteine animali a causare calcoli renali
La credenza che le proteine animali siano responsabili dei problemi renali deriva dall’idea che aumentino l’escrezione urinaria di calcio e acidi, creando un ambiente favorevole alla formazione di calcoli. Tuttavia, diversi studi hanno dimostrato che il vero colpevole è spesso l'accumulo di ossalati, piuttosto che l’elevato apporto proteico. Infatti, una dieta a basso contenuto di ossalati e ben bilanciata con proteine animali di qualità, grassi sani e un buon apporto di minerali può essere protettiva per la salute renale.
Una revisione del 2021 ha esaminato la dieta a basso contenuto di ossalati determinando che l'assunzione di ossalati ha forti associazioni con l'ossalato urinario e il rischio di calcoli renali: https://www.verywellhealth.com/low-oxalate-diet-8770272
Uno studio del 2024 ha confrontato una dieta convenzionale con una dieta a basso contenuto di ossalati in 112 persone affette da nefrolitiasi, scoprendo che una dieta a basso contenuto di ossalati aiuta a prevenire i calcoli renali: https://www.healthline.com/nutrition/oxalate-dumping?utm_
L’idea che i problemi renali e i calcoli siano causati dalle proteine animali è un'ipotesi ormai superata. Il vero problema per molte persone è un eccesso di ossalati provenienti da verdure e frutta. Questo non significa eliminare del tutto i vegetali, ma consumarli in modo consapevole, evitando quelli più ricchi di ossalati e bilanciando la dieta con grassi e proteine di qualità.
Che cos’è l’oxalate dumping
L'oxalate dumping è un fenomeno che si verifica quando il corpo inizia a liberarsi degli ossalati accumulati nei tessuti e può verificarsi in una dieta che punta ad una completa pulizia. Esso può verificarsi in momenti specifici della vita di una persona, soprattutto quando il corpo subisce un cambiamento significativo nell’alimentazione. Uno dei momenti più comuni è quando si passa da una dieta ricca di ossalati – magari inconsapevolmente basata su grandi quantità di spinaci, mandorle, cacao, bietole e altre verdure ad alto contenuto di questi composti – a un’alimentazione più pulita e a basso contenuto di ossalati.
Quando una persona riduce drasticamente il consumo di alimenti ricchi di ossalati o inizia una dieta specifica, come una chetogenica, il corpo può iniziare a rilasciare questi ossalati accumulati. Questo processo di eliminazione può manifestarsi con sintomi temporanei, spesso chiamati "effetti di dumping". I sintomi variano da persona a persona, ma possono includere dolori articolari, problemi cutanei come eruzioni o prurito, cambiamenti nelle urine (ad esempio, torbidità o dolore durante la minzione), stanchezza e disagi intestinali.
Il corpo, in risposta a questa riduzione, inizia a mobilitare e rilasciare gli ossalati accumulati nei tessuti, spesso con sintomi che possono sembrare inspiegabili: dolori articolari, affaticamento improvviso, irritazioni cutanee o disturbi digestivi. Questo avviene perché gli ossalati non vengono semplicemente "espulsi" come se nulla fosse; piuttosto, devono essere trasportati attraverso il sistema linfatico, il fegato e i reni, e il processo non è sempre lineare o prevedibile.
Un altro momento critico è durante un detox profondo, specialmente se si adotta una dieta chetogenica bioenergetica o un'alimentazione più incentrata su grassi di qualità e proteine animali, riducendo drasticamente la fonte alimentare di ossalati. Qui il corpo, non più rifornito di ossalati attraverso il cibo, interpreta il cambiamento come un’opportunità per liberarsi delle scorte accumulate. Ma il rilascio non avviene in modo uniforme: può essere graduale o manifestarsi con fasi intense, dove il corpo tenta di eliminare in fretta più ossalati di quanto possa gestire senza provocare sintomi.
Questo processo non è immediato e può durare settimane o addirittura mesi, a seconda del livello di accumulo e della capacità dell’organismo di gestire la disintossicazione. Ecco perché un detox troppo aggressivo può amplificare i sintomi, mentre una riduzione graduale degli ossalati tende a permettere un’eliminazione più controllata e meno fastidiosa. Quello che molti interpretano come una “reazione avversa” a una nuova dieta può, in realtà, essere semplicemente il corpo che cerca di guarire e ripristinare il proprio equilibrio biochimico.
Inoltre, il processo può essere influenzato da vari fattori, tra cui l'idratazione, l'equilibrio minerale e la salute generale del corpo. È un meccanismo naturale, ma richiede attenzione per evitare eccessivi disagi, soprattutto attraverso un approccio graduale e ben pianificato alla riduzione degli ossalati nella dieta.
Magnesio per gli ossalati: può essere un aiuto
Riporto un’esperienza di un paziente per cui la lotta contro gli ossalati è stata lunga e densa di esperimenti, e nella cui vicenda si sono dimostrati utilissimi alcuni integratori:
“Dopo mesi di lotta per ridurre l’accumulo di ossalati nel mio corpo attraverso una dieta specifica, ho deciso di sperimentare un diverso tipo di magnesio. Inizialmente assumevo magnesio glicinato, ma il mio corpo sembrava non rispondere nel modo sperato. Il passaggio al magnesio malato/citrato ha portato a un cambiamento quasi immediato: in pochi giorni ho notato una riduzione dei sintomi e una maggiore tolleranza agli alimenti contenenti ossalati.
Questa scoperta mi ha portato a ritestare alcuni alimenti a medio contenuto di ossalati, e con mia sorpresa, non ho avuto reazioni negative. Ho continuato gradualmente, introducendo cibi notoriamente problematici per chi soffre di ipersensibilità agli ossalati, come cioccolato, noci, carote e patate arrosto, senza accusare alcun sintomo. Questo mi ha fatto riflettere sulla possibilità che la glicina presente nel magnesio glicinato venisse convertita in gliossalato nel mio corpo, contribuendo a peggiorare la mia condizione. Prima di cambiare integratore, continuavo ad aumentare il dosaggio di magnesio senza mai sentirne i benefici reali, probabilmente perché veniva rapidamente sequestrato dagli ossalati. Un test intestinale condotto qualche anno fa aveva già indicato la presenza di batteri in grado di degradare gli ossalati nel mio microbiota, quindi la mia ipotesi è che la modifica dell’integrazione di magnesio abbia facilitato il riequilibrio dei minerali e migliorato la mia capacità di tollerare gli ossalati.”
Integratori consigliati per il supporto nella riduzione degli ossalati
Per facilitare l’eliminazione degli ossalati e supportare il corpo nel processo di detossificazione, è utile integrare alcuni nutrienti specifici. Qui di seguito indico alcuni integratori naturali di alta qualità che possono essere di grande aiuto. Tra gli integratori consigliati troviamo:
- Citrato di calcio: si lega agli ossalati nell’intestino, riducendone l’assorbimento e prevenendo la formazione di calcoli renali.
- Magnesio citrato: aiuta a mantenere un corretto equilibrio minerale e a prevenire crampi muscolari causati dalla carenza di magnesio indotta dagli ossalati.
- Vitamina B6 (piridossina): contribuisce a ridurre la produzione endogena di ossalati e sostiene il metabolismo epatico.
- Probiotici specifici: alcune specie batteriche possono degradare gli ossalati nell’intestino, riducendone la biodisponibilità.
- Estratti fitoterapici drenanti: come tarassaco e betulla, che favoriscono la funzione renale e aiutano l’eliminazione delle tossine.
Questi integratori possono essere un ottimo supporto per chi segue una dieta a basso contenuto di ossalati e desidera migliorare il proprio benessere in modo naturale.
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Alimenti e quantità di ossalati
I livelli di ossalati negli alimenti variano. Le piante sono esseri viventi e il loro contenuto di ossalati (e il tipo di ossalati) può variare sostanzialmente a seconda dell’ambiente di crescita, del metabolismo, della varietà genetica e di altri fattori. Anche lo stadio di maturazione può essere importante. Ad esempio, un piccolo avocado Hass contiene solo circa 7 mg di ossalati, mentre uno completamente maturo ne contiene circa 50 mg—sette volte di più.
I grani di pepe nero e bianco utilizzati nella cucina quotidiana sono i frutti della stessa pianta di pepe, ma il loro contenuto di ossalati è molto diverso. Il pepe nero viene raccolto quando non è maturo ed è ricco di ossalati (13 mg per cucchiaino). Al contrario, il pepe bianco viene raccolto quando è completamente maturo ed è molto povero di ossalati (<2 mg per cucchiaino). Per peso, i grani di pepe nero immaturi hanno livelli di ossalati da 10 a 20 volte più alti rispetto a quelli bianchi. Nella soia, si osserva un modello simile: i livelli di ossalati sono più alti quando i fagioli sono immaturi. Le varietà di soia (ce ne sono oltre 100) variano ampiamente nel contenuto di ossalati, anche quando sono completamente mature.
Non è facile individuare la quantità di ossalati presenti negli alimenti, che dipendono da una vasta moltitudine di fattori. L’unica strategia efficace da adottare è affidarsi ad una dieta che escluda il più possibile questi componenti, come una low-carb keto, pulita e non ricca di polveri e farine trasformate, bensì da alimenti integri e maggiormente costituite da grassi sani e proteine, con un minimo contenuto di vegetali.
Gli alimenti da preferire a scarso o nullo contenuto di ossalati:
- Carne di manzo, vitello, pollo, tacchino e agnello
- Uova
- Burro e ghee
- Formaggi stagionati
- Verdure a basso contenuto di ossalati come zucchine, funghi, cetrioli, lattuga romana
- Frutta a basso contenuto di ossalati come mele, melone, pesche
- Noci a basso contenuto di ossalati come macadamia e noci di cocco
Qui di seguito ecco un esempio di menù settimanale a basso contenuto di ossalati.
Lunedì
Colazione: Uova strapazzate con burro e bacon
Pranzo: Insalata con pollo alla griglia, lattuga romana, avocado e olio d’oliva
Cena: Salmone al forno con zucchine saltateMartedì
Colazione: Yogurt intero con noci di macadamia
Pranzo: Frittata di zucchine e formaggio stagionato
Cena: Bistecca con funghi saltati nel burroMercoledì
Colazione: Uova strapazzate e prosciutto crudo artigianale
Pranzo: Insalata di tonno con cetrioli e olio di oliva
Cena: Petto di pollo al forno con zucchine saltateGiovedì
Colazione: Omelette con formaggio e funghi
Pranzo: Burger di manzo con insalata di cicoria saltata
Cena: Trota al burro con verdure misteVenerdì
Colazione: Yogurt con cocco grattugiato
Pranzo: Costata di manzo e insalata di valeriana
Cena: Agnello alla griglia con zucchineSabato
Colazione: Uova alla coque, avocado e prosciutto
Pranzo: Pollo arrosto con insalata di cetrioli
Cena: Pesce al vapore con verdure saltateDomenica
Colazione: Frittata con macadamia e formaggio
Pranzo: Arrosto di vitello con verdure miste
Cena: tacchino in padella con funghi
In conclusione:
Ridurre gli ossalati nella dieta deve essere un processo graduale, e con il giusto approccio, è possibile ottenere enormi benefici per la salute e il benessere.
Molto spesso siamo convinti di fare diete sane, ma siamo pieni di disturbi di cui non conosciamo l’origine e la causa. Ecco, queste potrebbero proprio risiedere in quel tipo di alimentazione e di integrazione che sta facendo ammalare il nostro corpo e che noi abbiamo adottato con la speranza di condurre una vita sana.
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